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Capitolo 61. STRADE D’ITALIA

Fare su e giù per l’Italia con l’auto comporta una certa dimestichezza con il volante, ma

soprattutto grande capacità di adattamento rispetto a strade e autostrade.

Detto in altri termini: in certe zone guidare è una vera tragedia; alcuni esempi.

1.Provate a guidare a Napoli. Ho avuto la scalogna di arrivare in città una sera che

c’era la partita di calcio Napoli-Reggina. Pare che sia vissuta come un derby e la già

forte propensione alla follia, quando si parla di calcio tra i napoletani, si esprime

ai suoi livelli massimi. Città bloccata dal traffico. Se lasci uno spazio superiore ai

15 cm tra la tua auto e quella davanti, ci si infila un Tir o quattro auto. Ho visto

persino uno scooter schizzare sui marciapiedi suonando irritato per far scansare i

pedoni.

2. Sempre a Napoli. Sono ormai famosi i semafori che i napoletani affermano essere

di due tipologie: quelli indicativi e quelli effettivi. Quindi, secondo loro, è assolutamente

normale non fermarsi al rosso di un semaforo indicativo, mentre guai se

passi con il rosso di un semaforo della tipologia effettivo. Capisco….  la

domanda sorge però spontanea: “Come faccio a riconoscere un semaforo indicativo

da uno effettivo?”. Risposta di un napoletano DOC: “E a che ti serve saperlo, mica

vorrai guidare a Napoli?” Ah certo. Che idea stupida!

3. Altra città dove guidare è un’avventura: Palermo. Sono in periferia e devo raggiungere

il centro. Non c’è un cartello neanche a pagarlo. Accosto e chiedo ad un signore:

“Scusi devo raggiungere il centro, quali indicazioni devo seguire? Va bene “cattedrale”

sempre in centro di solito) oppure ci sono indicazioni proprio per il centro?”. Serafica risposta:

“Eh, signora! Palermo non è proprio la città giusta per i cartelli. Non ce ne sono!

Prenda la prima a destra, al semaforo a diritto … poi chieda di nuovo”. Perfetto,

prima di domani arrivo senz’altro.

4. Inaugurazione di una cantina in Basilicata nel comune di Venosa (Potenza). Cena a Matera.

Verso le 23 riparto assieme alla mia assistente e – per fortuna – alla dipendente

dell’azienda che è del posto. Prendiamo la “superstrada Matera-Potenza” (il concetto

di superstrada andrebbe o approfondito o chiarito, visto che alcuni tratti sono

sterrati ed a due sole corsie). Dopo circa 20 km mi cade l’occhio sul segnalatore

del carburante e noto ad alta voce: “O stasera o domattina devo fare gasolio: ho

un’autonomia di soli 90 Km”. Sento un mugolio di quasi dolore provenire “dall’autoctona”:

“Non se ne parla proprio, dobbiamo fare 100 Km e non c’è un distributore lungo

tutto il percorso: torniamo subito a Matera e fare il pieno.” Come sarebbe a dire che

non c’è un distributore in 100 km di superstrada? Ma tant’è e sono costretta a tornare indietro.

Tanto per consolarmi noto che negli stessi 100 km non c’è nemmeno segnale per i cellulari

Così se uno rimane senza carburante è avvantaggiato.

5. Rer non dare l’impressione che strade dissestate ne abbia viste solo nel sud d’Italia

parliamo della A1 nel tratto Firenze-Bologna. Quando vado a Bologna a chi mi

chiede l’ora di arrivo rispondo: “So a che ora parto, ma dirti a che ora arrivo non

è nelle mie capacità di preveggenza.” Chi non sente quotidianamente alla mitica

103.3: “Code tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello.” Oppure: “Code sulla

tangenziale di Bologna all’altezza di Castel S. Pietro.” Negli ultimi anni si è aggiunto

anche – meno male perché ne sentivamo la mancanza : “Code tra Firenze Nord e

Firenze Scandicci all’altezza dello svincolo per la Superstrada FI-PI-LI.”

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