Home - ''Il mio libro'' - Un aneddoto inedito per rasserenarci, sembra uno scioglilingua ma non lo è!

Un aneddoto inedito per rasserenarci, sembra uno scioglilingua ma non lo è!

Il 2013 è stato un anno difficile e non vedo l’ora di chiuderlo! Ma per farlo in bellezza, con ottimismo e  senza recriminazioni, vi racconto un aneddoto che la dice lunga sul grado di sfinimento che mi ha contraddistinta ad un certo punto.

Partenza per un viaggio di lavoro di 3 giorni. Luogo lontano, mal raggiungibile con altri mezzi più semplici quindi decido di prendere la mia auto. Preparo la valigia, servono vari cambi per giorno e sera.

Sono molto stanca e quindi mi lascio ampio margine rispetto alle ore previste per poter fare più fermate. Sto portando la valigia davanti al cancello di casa dove passerò tra qualche minuto a caricarla uscendo dal garage. Squilla il malefico cellulare: è una conoscente, a dir poco, rompiscatole. L’avverto che ho fretta perché sono in partenza e lei mi assicura che sarà una cosa rapida perché rispetta il fatto che sto lavorando. Nel frattempo scendo in garage dove però la linea è malmessa e quindi tende a cadere (in fondo spero che cada così chiudiamo la tediosa telefonata). E infatti cade … 3 volte, ma la conoscente non demorde e mi richiama. Lo so l’errore è rispondere, è colpa mia. Fatto sta che alla terza telefonata decido comunque di partire perché sto perdendo troppo tempo.

Finalmente la telefonata si chiude e io procedo il mio viaggio lentamente, cosa molto inconsueta per i miei standard. Dopo circa un’ora e mezzo un flash improvviso: cerco disperatamente nella mia testa obnubilata l’immagine dell’attimo in cui metto la valigia nel portabagagli, ma non riesco a individuarla. Niente da fare, la valigia è rimasta davanti al cancello di casa, sono passata troppo in fretta e distratta dalla telefonata e non l’ho caricata.

Panico. E ora come faccio per tre giorni?

Ok, non disperiamo, troverò il modo. Sarà l’adrenalina, ma il cervello si risveglia e ricomincia a funzionare.  Intanto accelero, così anticipo l’arrivo e posso andare a comprare le cose di prima necessità in un supermercato. Vicino all’aeroporto dove sto andando a prendere il giornalista ospite dell’azienda ce n’è uno vediamo cosa trovo. Meno di mezz’ora per: spazzolino, dentifricio, biancheria, crema viso, pigiama (prendete pure nota di quali sono le cose essenziali, così se vi trovate nella stessa situazione avete già la lista della spesa). Ok il kit per  la sopravvivenza c’è.

Prendo il giornalista e procediamo verso l’azienda dove arriviamo 2 ore prima di cena, troppo presto per uscire, troppo tardi per fare qualcosa. Ne approfitto per farmi indicare un negozio di abbigliamento dove trovare almeno una gonna o pantalone e una maglietta di ricambio. Ho dei dubbi perché trovare vestiti per me in genere non è facile (diciamo che non sono filiforme e oggi, se porti più della 44 – molto di più -  ti devi arrangiare!).

Il magazzino è fantastico, trovo un sacco di cose a prezzo bassissimo e di ottima qualità. Una vera “Mecca”, se non fosse così lontano da casa lo prenderei come punto di riferimento abituale.

Esco e mi sovviene un altro problema: gli occhiali sono nella valigia, di lenti a contatto ne ho solo una di scorta, i giorni sono tre. Ok, ce la posso fare, prossimo obiettivo: trovare un ottico. Lo so che sembra facile, ma non ero mica in una grande città! Ero in una piccola cittadina di provincia nella quale sono stata al massimo altre due volte … per un giro del centro storico! Meno male che noi donne chiediamo informazioni. Trovo l’ottico e mi munisco di lenti. Esco tranquilla certa di aver fatto tutto e anche in tempo per non arrivare tardi alla cena. Cavoli! E se la sera è freddo? Mi serve qualcosa da mettere sopra gli abiti leggeri acquistati. Cercare negozio idoneo, scoprire negozio di sciarpe e foulard, acquistare qualcosa che vada bene su qualunque colore.

Mi complimento con me stessa: il tutto in meno di un’ora e mezzo e le donne che leggono possono capirmi: è praticamente un miracolo di efficienza.

Arrivo a cena apparentemente come se niente fosse, tutti sono certi che ho avuto anche un‘ora mezzo per riposarmi e quindi devo essere in forma. Peccato che mi si è rotta la lente nell’occhio destro, l’ho cambiata, ma un pezzetto deve essere rimasto dentro perché non riesco a vedere un tubo. Ma i veri professionisti non  si riconoscono quando sono freschi, ma quando sono sfiniti dalla malasorte, così affronto tutta la serata con spirito combattivo.

Quando finalmente raggiungo il letto penso: ecco questa è stata quella che si dice una giornata storta! Che fatica!

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