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Capitolo 8. COLLOQUIO DI LAVORO

L’episodio che segue me lo hanno raccontato perché io non me lo ricordo, forse l’ho rimosso…
e ne avrei ben donde.
Tempo fa uno dei membri del consiglio di amministrazione del consorzio mi disse che
tra le “attente e intelligenti” risposte da me date durante il secondo colloquio (cioè quello
fatto dopo aver superato la prima selezione) potevo annoverare anche la seguente affermazione:
“Egregi consiglieri, ho la sensazione che la vostra principale preoccupazione nel decidere di
assumermi sia legata al fatto che io sia una donna e quindi possiate trovarvi nella spiacevole
situazione di vedermi andare in maternità dopo aver investito tempo e denaro per
darmi una adeguata preparazione. So che d’altra parte chiedete agli uomini se hanno fatto
o meno il servizio militare, per non trovarvi anche lì nella sgradita situazione di fermare
tutto per almeno un anno. A mio favore posso dirvi che mentre un uomo non può rifiutarsi
di prestare il servizio militare, una donna può decidere se e quando avere dei figli!”
Lo giuro (in particolare lo dico per il mio Vescovo che potrebbe innervosirsi parecchio)!
Non ricordo di aver detto una cosa del genere e considerando la mia formazione molto
cattolica trovo la cosa piuttosto improbabile. Il suddetto consigliere -che voglio considerare
degno di fede- afferma che tutti i presenti pensarono: “Questa puoi mandarla in
giro per il mondo e saprà sempre come cavarsela!”.
Me lo disse in banca ed io, tutta gasata, lo salutai ed andai per uscire. Peccato non riuscii ad aprire
la porta. Venne proprio lui ad aiutarmi e se ebbe dei dubbi sulla decisione presa, mostrò
almeno la gentilezza di non esternarli.

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