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Capitolo 22. EDUCATIONAL TOUR 2: BORGOGNA

Altra tappa obbligatoria nel percorso educativo di chi si occupa di vino è la Borgogna. Mi

iscrivo ad un viaggio organizzato cui partecipano una trentina di persone. Molti li conosco,

tutti si occupano di vino in modo più o meno professionale (nel senso che vi dedicano

più o meno tempo, non nel senso che non sono bravi professionisti. Oh! Ma non me ne

passate una!).

Il tour è organizzato in concomitanza con un grande evento: “Le Grands Jours de Bourgogne”.

Ciò significa che ogni giorno si visita un’area della Borgogna e si assaggiano i vini

di quella denominazione o zona. Ne sono particolarmente contenta perché magari mi

faranno venire qualche buona idea per futuri eventi di degustazione che dovrò organizzare.

Si sa, i francesi nella promozione, sono maestri, ci sarà da imparare parecchio.

E come no!

Location tipo delle degustazioni: grotte sotto i palazzi. Muffa ovunque. Umidità 100%.

Freddo. I produttori, tutti rigorosamente dotati di impermeabile, fanno assaggiare i loro

vini appoggiando le bottiglie su una barrique. Le sputacchiere sono altre due barrique in

mezzo alla grotta. D’altra parte c’è da capirlo: in Borgogna le barrique le usano da secoli e

con quelle vecchie qualcosa ci devono pur fare. Si chiama riciclare non tirchieria!

Ciliegina sulla torta: in ogni sala (cioè grotta) hanno predisposto un buffet. Evviva! Peccato

che sia fatto di salumi e formaggi, ovviamente francesi, che notoriamente non profumano

un gran che. Così chi entra per degustare, a parte rischiare la polmonite, deve aspettare

come minimo mezz’ora prima di aver abituato il naso all’odore del formaggio e della muffa.

Sarà per questo che tutti dicono il Borgogna profuma di funghi champignon?

Ma in questo viaggio un lato positivo (a parte la gran quantità di ottimi vini assaggiati) ci fù:

l’autista del bus. No, non era un gran che ed era pure una donna, ma ci tenne sempre

svegli perché aveva la tendenza ad addormentarsi. Si da il caso che fosse rientrata la sera

prima da un viaggio a Barcellona con un gruppo di studenti. Era evidente

che non aveva dormito molto, perché ogni tanto nell’immenso specchietto retrovisore, avevamo

il piacere di vedere i suoi occhi che – avrebbe detto mia nonna – si “apaluggenavano”.

A quel punto i primi della fila chiamavano uno del gruppo,

persona brillante e spiritosa che spesso ci divertiva con ottime barzellette, tenendoci svegli. Il

problema era che ad un certo punto il poveraccio non sapeva più cosa raccontare, così prendeva

il microfono e si produceva in idiozie di ogni tipo, della serie: “Mannaggia, mannaggia,

come va ragazzi?” etc. L’autista, finalmente sveglia, rimaneva interdetta dalle gran risate che

tutti facevamo ovviamente non per le spiritosaggini del poveraccio al microfono, ma per la

comicità della situazione. La cosa andò avanti tutto il viaggio, con lei convinta che la nostra

immotivata ilarità fosse colpa della gran quantità di vino che si ingurgitava ogni giorno.

E forse tutti i torti non li aveva perché la situazione non era, di per sé, molto comica.


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