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Capitolo 55. NEMICI

Nel lavoro farsi dei nemici, anche involontariamente, non solo è possibile ma è anche incredibilmente

facile. E non perché ho un caratteraccio. Se fossi un uomo tutti direbbero:

“Quello è uno in gamba! Quando dice una cosa la fa! È un duro, va avanti per la sua strada

diritto come un fuso; davvero bravo!”. Invece sono una donna e allora improvvisamente il

tutto si trasforma in: “Mannaggia che caratteraccio quella! Va per la sua strada diritta come

un fuso e nessuno la ferma: ammazza che rompiscatole!”. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarmi

perché cambiando sesso il giudizio subisce una tale metamorfosi.

Quindi anch’io mi sono fatta qualche nemico. Va bene, mi sono fatta vari nemici. Insomma! mi sono fatta parecchi nemici. Va bene ora?

C’è stato un periodo professionale in cui alcuni di questi nemici, si sono, come dire, coalizzati

e mi hanno fatto vedere i sorci verdi. Ovviamente ho fatto di tutto per rendere la

pariglia ed è stata una bella lotta.

Però (e adesso sono seria) da parte mia sempre, solo e soltanto in modo corretto. Mai e poi

mai, ho fatto qualcosa cosciente e consapevole di essere scorretta.

Dunque, uscita perdente dal contrasto (ho detto che sono stata corretta no? Questa ne è

la prova) non mi ero accorta di cosa, nei quattro anni seguenti, fosse accaduto ai suddetti

signori.

Vinitaly: assieme al direttore di

una delle aziende con le quali lavoro incontro, per i corridoi della fiera, un produttore.

. In vena di scherzi e lazzi ci ferma e si rivolge

all’altro: “Direttore, lei va d’accordo con Maddalena vero? Voglio dire: lei è cosciente

che non è il caso di litigarci?”. Entrambi lo guardiamo un po’ interdetti perché il concetto

non è affatto chiaro. Capendo che non abbiamo capito prosegue imperterrito:

“Vede direttore, le volevo far presente che se ha intenzione di licenziarla, deve farlo

con molto garbo perché sa cosa è successo agli ultimi 4 che le hanno fatto guerra?”.

A questo punto la cosa comincia a puzzarmi, ma purtroppo non posso fermarlo e lui

prosegue entusiasta della sua brillante delucidazione: “Dunque: uno ha dovuto vendere

l’azienda, uno ne ha dovuto vendere buona parte per finanziare quella rimanente,

uno è stato licenziato, uno non è più presidente. Ciò significa che mettersi contro la

signorina non è una buona idea. Quindi, prima di farlo, ci pensi!”. Si gira e, senz’altro

aggiungere, se ne va.

Inutile dire che in effetti sono passati molti anni prima che quel direttore decidesse che era

tempo di chiudere la nostra collaborazione.

Ma il suddetto produttore, che pensava di intimidirmi, non mi conosceva ancora bene.

Purtroppo per lui ho letto le novelle di Pirandello, compresa La Patente e purtroppo per lui

doveva pagarmi una fattura per un lavoro fatto qualche tempo prima.

Memore di come il protagonista della novella volge a suo favore la fama di portar sfortuna,

faccio una scommessa con i suoi collaboratori: “Quanto ci scommettete che mi faccio paga re qui in fiera?”. Il produttore ha fama di gran tirchio ed tutti scommettono

senza dubbi sul mio insuccesso.

Vado dal produttore, sorridendo lo prendo a braccetto e passeggiando amichevolmente

insieme a lui gli dico:

- “Si ricorda che deve pagarmi una fattura scaduta già da un bel po’?”.

- “Sì, certo: te la pago quando rientriamo.”

- “No! Avrei piacere me la pagasse adesso.”

- “Vorrei, ma non ho il blocchetto degli assegni.”

- “Ce l’ha ed ha anche qualche assegno già timbrato.”

- “E tu che ne sai?”.

- “Ho le mie fonti di informazione.”

- “Vediamo: magari torna domani e ti pago.”

- “Dottore… non è che lei vuol diventare il quinto dei quattro, vero?”.

Mi guarda perplesso: attimo di silenzio, poi: “Ok: quella storia me la sono inventata …

però vieni che ti pago subito!”

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