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Capitolo 42. TEGAMACCIO

Uno dei piatti tipici della zona del Trasimeno è il Tegamaccio. Uno splendido mix di
luccio, tinca, carpa regina, anguilla o capitone cotti, con passata e/o conserva di pomodoro,
in un tegame di terracotta per minimo tre ore. Non si può definire un piatto leggero
ma è da leccarsi i baffi.
Così, ogni qualvolta si invita qualche giornalista ad assaggiare piatti tipici locali, il Tegamaccio
non può mancare. Fino a qualche anno fa il locale dove lo preparavano meglio
era gestito da una coppia di anziani. Purtroppo oggi hanno dovuto chiudere perché, appunto,
troppo anziani.
La loro cultura, non solo gastronomica, era notevole. La prima volta che organizzai una
cena con i giornalisti ero un po’ preoccupata perché gli avevo chiesto di poter portare i vini e
pensavo che si sarebbero seccati. Invece il titolare mi rispose: “Va bene, pensi lei al vino,
ma porta bianco o rosso?”. Il Tegamaccio è un piatto talmente saporito che non esiste un vino
bianco in grado di sopravvivere, quindi avevo previsto solo vini rossi. Ma come dirglielo? E se
è di quelli convinti che con il pesce ci vuole il bianco? Mi butto: “Pensavo di portare dei rossi,
mi sembra ci stiano megli: lei cosa dice?”. Mi aspettavo improperi ed invece: “Brava signorina! Finalmente
una che ci capisce qualcosa! Vengono qui tutti chiedendo vini bianchi perché qualcuno
gli ha detto che con il pesce ci vuole il bianco! Ma questo le pare pesce da bianchi?”.
Uno dei problemi mangiando il Tegamaccio è riuscire a non schizzare pomodoro ovunque.
Durante una cena uno degli ospiti, come da manuale, si macchiò l’immacolata camicia
bianca. Cominciò a dire parolacce perché doveva fermarsi due giorni ed aveva con se solo una
camicia. Arrivò la titolare e molto preoccupata si offrì di procurargli la trielina per smacchiarla.
Per chi non lo sapesse la trielina (molto simile alla benzina) prima dell’invenzione
del Viavà era il miglior smacchiatore. La
macchia andava via, però lasciava una tremenda puzza sui vestiti.
Non vi dico le risate di tutti noi davanti alla sua faccia, specie quando
iniziò a balbettare: “No, no, grazie, non importa” e la signora che ribadiva: “Mi faccia
smacchiare la camicia, vedrà come torna bianca!”.
Altra situazione. Stiamo organizzando una cena e vorremmo fargli preparare il Tegamaccio, ma
non sappiamo come fare a dirglielo, considerando che gli ospiti saranno circa 80. Avete
idea del tempo che ci vuole per pulire il pesce per 80 persone?
Proviamo a dirglielo con delicatezza. Come previsto, l’iniziale disponibilità viene ritirata
quando gli diciamo che saremo 80. Giochiamo la carta di trovare qualche donna che li
aiuti a pulire il pesce ma ci guardano sorpresi e dicono: “Il problema non è mica pulire
il pesce.”. “E allora qual’è? “Non abbiamo sufficienti tegami per cuocerlo. Una volta
andavamo con l’Ape a comperarli, ma adesso non ce la sentiamo più di fare il viaggio.”.
“Ma ve li comperiamo noi; diteci dove e quanti.”
Quasi, quasi dalla contentezza di avere i tegami nuovi ci facevano anche lo sconto!

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