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Capitolo 16. CONSIGLI AI PRODUTTORI

Tra le mansioni principali dei primi anni al consorzio c’era quella di raccogliere le indicazioni
di un gruppo di enologi consulenti. Questi periodicamente si riunivano per
assaggiare i vini prima dell’imbottigliamento ed avevano il compito di dare indicazioni ai
produttori su possibili miglioramenti delle tecniche di vinificazione e di maturazione.
Il problema non era tanto capire cosa dovevo dire ai produttori, ma piuttosto come farlo
accettare a persone che da 30 anni facevano le cose sempre nello stesso modo. In sostanza
dovevo dirgli: “Sono 30 anni che sbagliate.”. Sono certa che non sono mai stata presa a
pedate e buttata fuori di cantina solo perché sono una donna, in caso contrario non avrei
avuto chance. Alcuni esempi:
I tecnici mi avevano segnalato che sicuramente quel determinato produttore aveva
le botti vecchissime e questo era il motivo delle puzze riscontrate nel vino. Ho passato
la prima ora a tentare di convincerlo. Visto che per lui la sua vecchissima quanto
amatissima botte non aveva il minimo difetto ho cambiato tecnica. Forse non è
proprio una botte da buttare (farci il ceppo di Natale o le fioriere per il giardino:
unici usi effettivamente possibili), magari c’è solo una doga rovinata, perché non
prova a fare una verifica? Su questo abbiamo trovato un accordo e mi ha promesso
che lo avrebbe fatto.
Un produttore molto anziano aveva grossi problemi olfattivi nel vino. Pur avendo
una prodotto con una buona struttura di base, si ritrovava sempre qualche puzzetta,
di certo dovuta a scarsa pulizia in cantina. Dato che non si riusciva a fargli comprendere
il problema, fu invitato ad assaggiare assieme ai tecnici il vino che, nel corso
della degustazione di quel giorno, era risultato il migliore. Il produttore avvicina
il bicchiere alla bocca, lo appoggia sulle labbra e prima ancora di averlo messo in
bocca afferma: “No, il mio è più buono!” Non c’è niente da fare: ogni scarrafone
è bello a mamma sua.
Nei primi mesi di lavoro mi sono trovata anch’io varie volte in difficoltà per capire di cosa
i produttori stessero parlando. In particolare una volta, davanti ad una vasca di cemento,
uno di loro mi dice: “Non riesco proprio a far partire la malolattica in questa vasca!”.
Gulp! La malo che? Non ho idea di cosa sta dicendo però capisco che non deve essere un
fatto positivo perché la faccia era contrita. Così assumo anch’io un atteggiamento dispiaciuto
e commentai: “Eh! Capisco, un bel problema!”
Arrivo a casa e metto sotto sopra la libreria alla ricerca di un libro di enologia per trovare
la voce: malolattica. Ragazzi! È dura trattare un argomento che non conosci e far finta di
sapere tutto.

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