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Capitolo 37. CELLULARI

Ho acquistato il primo cellulare all’inizio della libera professione. Volevo poter essere reperibile
anche quando ero fuori ufficio e volevo essere tranquilla, in particolare durante i numerosi
viaggi a Siena per lavoro. Infatti la consulenza più lontana che avevo
era appunto a Siena e allora mi sembrava davvero distante. Oggi una consulenza in qualunque
città della Toscana mi sembra molto vicina a casa: i parametri sono decisamente cambiati.
Era il 1991, i cellulari pesavano un chilo e non c’era copertura durante tutto il tratto Montepulciano-
Siena, quindi la modica spesa di £ 3.400.000 fu davvero un buon investimento.
Da allora il cellulare è diventato compagno inseparabile. Se i primi anni era considerato
uno status symbol e i primi che lo avevano erano guardati o in cagnesco o con invidia,
adesso è diventato un obbligo e lo status symbol è potersi permettere di non averlo.
Eh già! Perché nel tempo è diventato obbligatorio essere sempre reperibili e sempre più
veloci nelle risposte. Per vari anni mi sono adeguata acquistando cellulari sempre più sofisticati,
sempre più piccoli ma con una capacità di ricezione molto inferiore al mio
iniziale chilo di cellulare. Lui almeno era assolutamente indistruttibile, mentre adesso, per esempio, se
aliti sopra lo schermo quello si appanna e il vapore non si asciuga più.
I primi non avevano la pila intelligente, così se la ricaricavi quando non era totalmente esaurita si
caricava sempre di meno, fino a durare mezz’ora al massimo. Allora inventarono
le pile che duravano il doppio, il che significava che si esaurivano lo stesso, ma dopo due
giorni invece di uno. Non potevi metterlo in ricarica ogni sera perché altrimenti la
pila ne risentiva. Finivi per scordarti se il giorno prima lo avevi ricaricato e quindi
rimanevi spesso a metà di una qualche conversazione, ovviamente a metà giornata!
Poi sono arrivati quelli piccoli, ma talmente piccoli che una donna non può assolutamente trovarli
nella propria borsa. Forse un uomo nella tasca sì, ma una donna nella borsa lo escludo.
Infine i super tecnologici che, all’occorrenza, fanno tutto: ti ricordano persino che è l’ora
del caffè, però continuano a non avere copertura nazionale e questo è il vero mistero cui
solo i gestori potrebbero dare risposta. Forse provo a telefonare al mio gestore per chiedergli
il perché. No, non posso. Qui non c’è linea!
Dal telefono sostitutivo della palestra a quello sostitutivo del computer, li ho provati tutti.
Ad oggi ho fatto una scelta definitiva: voglio solo un telefono che telefoni. Nient’altro. Non
potranno convincermi ad acquistarne uno che scarichi ogni 10 minuti le mail in modo che
io non abbia più un briciolo di privacy.
Faccio di peggio: ho due numeri. Uno privatissimo riservato ad un massimo di 10 persone
(faccio come le guide per decidere a quali aziende dedicare una scheda: per dare
il numero a una persona devo toglierlo ad un’altra!). Poi ho il numero del lavoro che, in
quanto tale, è acceso solo quando lavoro!
È o non è uno status symbol? Ecco, non potendo non averlo, lo spengo. È un passo
avanti!

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