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Capitolo 30. PROGETTI DI COMUNICAZIONE

Collaboro con un sito internet dedicato al vino il cui direttore è uno dei miei più cari amici
ed i redattori sono selezionati con un criterio fondamentale: devono essere simpatici.
Tutto il resto viene dopo.
Ciò non toglie che siano degli ottimi professionisti, però scherzano in continuazione e non
tutti gli interlocutori riescono a distinguere quando dicono corbellerie da quando sono
seri (la linea di demarcazione in effetti è decisamente sottile).
Siamo in un’azienda che ospita la loro riunione annuale. Siamo a cena e le storielle si
sprecano sia da parte dei titolari dell’azienda (anch’essi molto simpatici) sia da parte dei
redattori. Ad un certo punto, servendoci il suo vino da dessert, la titolare racconta:
“Quando abbiamo iniziato a produrlo ne facevamo pochissime bottiglie, tanto
che due vecchie barrique erano sufficienti a contenerlo. Così le avevamo soprannominate
«Crick e Crock». Poi la quantità è aumentata e così abbiamo trasferito il vino nella vasca
110. Gli operai, quando gli dicevo di travasare la vasca 110 non capivano mai, così ero
costretta a dirgli: “ L’ex Crick e Crock!” Solo a quel punto capivano.
Potete immaginare il loro entusiasmo! Non perdono tempo e si industriano a disquisire
sull’aneddoto, ingigantendone le proporzioni di minuto in minuto. Ad un certo punto la
situazione vede andare per la maggiore la seguente proposta:
“Maddalena, potresti ipotizzare la realizzazione di un nuovo vino. Potrebbe avere un’etichetta
a righe verticali bianche e nere e al centro un rettangolo come quello della Banda Bassotti
sul quale scrivere il numero 110. Il vino si chiamerebbe «Vasca 110, ex Crick e Crock».
La produttrice, che è campana, esclama divertita:
Sì!Anzi potremmo chiamarlo, come si dice da noi, “Crick e Crock e… mana canc’ino!”
Il guaio è che lei sembra cominciare a prendere davvero in considerazione l’ipotesi ed io di pari
passo lancio occhiate inceneritrici a quei maledetti, pregandoli di spiegare che stanno scherzando.
Figurati! Come capiscono che la produttrice ci sta pensando seriamente rincarano la dose.
A questo punto entra nel discorso la mia assistente (ovviamente laureata in Scienze della
comunicazione) che appoggia l’idea. Anzi, se ne dice entusiasta, guardandomi con aria
altera perché non colgo le possibili ottime implicazioni che potrebbero derivarne.
Non ci ho visto più! Con l’aria più seria che ho potuto mantenere le ho ordinato: “Bene,
visto che l’idea ti piace così tanto, appena rientriamo in ufficio ti metti subito a stendere
un progetto di comunicazione per un vino che si chiama «Vasca 110 ex Crick e Crock e mana
canc’ino». Mi raccomando, con particolare riferimento alle attività di comunicazione in
Giappone e nei paesi di lingua inglese e tedesca dove immagino che questo vino avrà i suoi
migliori mercati”.
Ribadisco un concetto più volte già espresso: ma se all’università gli insegnassero anche
un po’ di senso pratico?

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