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Capitolo 28. ASSISTENTE OFFRESI

In questi ultimi anni fare la PR e dedicarsi al mondo del vino è diventato di moda. La
Facoltà di Scienza della Comunicazione, o come diavolo si chiama adesso, sforna ogni
anno decine di giovani convinti di avere davanti un futuro sicuro, brillante, redditizio e
decisamente molto, molto facile. Perché? Perché hanno una laurea in Scienza della Comunicazione
e quindi tutti son lì ad aspettarli per affidargli l’immagine della propria azienda. (tolto frase)
Una volta per tutte: care giovani fanciulle (sono in prevalenza donne) non funziona così!
Ve lo giuro. Non è così facile, non è così redditizio e soprattutto non sono tutti lì ad aspettare
di mettere in atto i vostri consigli. Convincere un produttore è spesso più difficile che
convincere un giornalista!
Ricevo spesso curriculum di ragazze di bella presenza e grandi speranze che mi chiedono
di essere assunte o di fare uno stage nella mia agenzia e mi piange il cuore nel dover
rispondere a tutte, inesorabilmente,no.
Il fatto è che il lavoro, così come l’ho impostato, vive dei rapporti personali e della fiducia
costruita in anni di attività. Si basa sulla memoria storica acquisita e sulla conoscenza di
persone e situazioni: tutto questo è difficilmente delegabile. Perciò ho deciso di avere solo
un’assistente che sbrighi tutta la parte di segreteria e di  avere un numero di
collaborazioni che possano essere seguite personalmente.
Una volta però sono stata davvero tentata di cedere. È vero! Perché nessuno mi crede?
Ecco qua. Rispondo al telefono (Ahimè, la mia assistente è fuori). Sono nota perché parlo
velocissima, ma giuro che in confronto alla ragazza in questione sono una lumaca.
“Dottoressa Mazzeschi?”
“Non sono dottoressa, comunque sì, sono io, dica pure.”
In meno di 10 secondi: “Ecco: mi chiamo XY ho appena conseguito la laurea in Scienze
della Comunicazione, ho fatto uno stage a Londra, poi sono stata 6 mesi a New York, ho
una specializzazione in marketing del vino, ho sentito parlare di lei e vorrei un colloquio
per essere assunta presso la sua agenzia. Posso venire domattina alle 9.30? Bene, sì? Allora
ci vediamo domattina.”
“No, veramente guardi è inutile, non assumo nessuno…”
“Non si preoccupi,non importa, sarà un piacere lo stesso conoscerla ci vediamo domattina”.
Clic.
Dunque. Tanto per cominciare mi hai messo ansia: va bene parlare veloci, ma fai il favore
di prendere fiato. Ad un certo punto avevo paura che soffocassi. Poi con questo curriculum
fammi capire: perché vuoi venire a lavorare proprio da me (botta di umiltà che ogni tanto
fa bene)? Poi io domattina in ufficio ci sono, ma devo lavorare! Va beh, vedrò di liquidarla
in tempi brevi.
9.30. Si presenta in ufficio e risponde con superiorità allo sguardo ostile della mia assistente
(e mi pare pure legittimo che sia ostile: vuoi soffiarle il lavoro cosa vuoi che faccia?
ti deve abbracciare?). Tailleur giacca e pantalone nero, camicia chiara molto sbottonata,
tacchi alti, capelli biondi ossigenati, ma non troppo.
Senti….parli l’inglese come l’italiano, sei stata 6 mesi a Londra e altrettanti a New York, sei
pure magra e carina… come puoi pretendere di non essermi antipatica a prima vista?
“Gentile dottoressa…”
“Non sono dottoressa…”
“Sì va bene, è lo stesso”.
Se va bene a te; sei tu quella che ha studiato 5-6 anni in più per poter essere chiamata
dottoressa...
“Ecco la mia proposta: vengo a lavorare da lei per, diciamo, tre anni. Lei mi insegna quanto
c’è da sapere del mondo del vino, poi io me ne vado e apro uno studio mio”.
Alla faccia della faccia tosta!
“Ah! Ma che proposta interessante. E’ la prima volta che mi viene fatta!
Qualche secondo di silenzio mentre cerco di decidere se c’è o ci fa. Provo la verifica con
una domanda:
“Dato che questo tipo di proposta è la prima volta che mi viene fatta, forse non riesco a coglierne
tutta la valenza. Mi è chiaro quale vantaggio avresti tu da questa collaborazione, ma non riesco a
cogliere qual è il vantaggio per me se devo insegnarti il mestiere e pagarti perché poi tu apra uno
studio tuo e vada a farmi concorrenza”.
Risponde con sguardo dubbioso come se fosse inverosimile che io non comprenda:
“Ma è evidente: io lavorerò per lei per tre anni!”
Tu lavori, ma io ti pago! Ma tu guarda…
“Sono onorata della tua proposta, ma purtroppo non sono abituata a questo tipo di collaborazione.
Ti auguro di trovare qualche agenzia più idonea a far esprimere le tue qualità."

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