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Capitolo 2. PAGELLE AI PROFESSORI

Dopo il primo difficile anno la situazione diventò sempre più divertente e la nostra classe
era davvero unita. Dal terzo anno i professori impararono che non era il caso di mettersi contro
qualcuno di noi, perché tutti gli altri facevano muro per difenderlo.
Ma alla fine del primo quadrimestre non ne erano ancora consapevoli e decisero di dare 7
in condotta a tre della classe, motivando la decisione con il fatto che facevano troppe assenze.
Per noi non valeva che ad altri tre (anzi altre tre) avessero dato 10 in condotta con encomio ufficiale
del Preside per la loro capacità di critica costruttiva (E va bene, sì. Tra quelle tre c’ero
anch’io ed è una cosa della quale ancora mi vergogno. Possibile i professori non si rendano
conto di quanto diventi dura la vita di uno studente che ha preso 10 in condotta?).
La nostra risposta non si fece attendere: organizzammo un Consiglio di classe nel quale predisponemmo
la pagella di tutti i professori. Valutazioni su: conoscenza della materia insegnata,
capacità di insegnamento, capacità di dialogo con gli alunni e altre amenità. In più,
ovviamente, numero di assenze (un professore in particolare era continuamente assente per
ipotetici motivi di salute, ma in realtà lui faceva “forca” autorizzata. Gli studenti non potevano
ma lui sì, anche se il motivo era per tutti lo stesso: cronica mancanza di voglia di lavorare) .
La pagella venne esposta nell’atrio della scuola bene in vista a tutti gli alunni dell’Istituto.
Apriti cielo!
I professori che avevano avuto buoni vuoti vennero in classe e fecero il rimprovero di rito
con il sorriso sulle labbra, in fondo orgogliosi di aver fatto una gran bella figura. I professori
bocciati si indignarono, presentando formali rimostranze al Preside. Qualcuno addirittura
minacciò di dare le dimissioni se non ritrattavamo, cosa che noi non facemmo.
Qualche giorno dopo il Preside, persona assai intelligente ma pressato dai professori offesi,
venne in classe per dirci in sostanza: “Queste cose non si fanno!”. Ma a tutti noi era chiaro
che pensava esattamente l’opposto ed era ben lieto del fatto che per la prima volta i professori
fossero stati costretti a mettersi in discussione.
Ho un ricordo estremamente positivo di un professore. Ricevette un volto molto alto nella
conoscenza della materia ma piuttosto basso nella capacità di dialogo con gli studenti. Venne
in classe, parlammo per un‘ora e lui cercò di capire perché, secondo noi, non sapeva
dialogare, dimostrando così una capacità di autocritica che ce lo fece enormemente rivalutare.
Da allora in poi provò a fare qualche cambiamento nel suo stile, anche se con scarsi risultati.
La buona volontà fu comunque apprezzata.

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