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Capitolo 35. MASTER IN COMUNICAZIONE DEL VINO

Quando mi invitano per una lezione nei sempre più frequenti master in comunicazione del vino
(forse è per questo che chiamano anche me a fare il docente),
raggiungo l’apice della soddisfazione professionale.
Primo perché, sempre per la solita “sindrome da non laureata”, essere chiamata ad insegnare
a chi è laureato contribuisce a diminuire il mio complesso di inferiorità. Secondo
perché mi faccio delle belle risate anche se, purtroppo, a spese di poveri giovani che finiscono
con il rendersi conto di quanto poco l’università abbia insegnato loro dal punto di
vista pratico.
Ho l’abitudine di dividere il tempo a mia disposizione in tre parti. Una prima teorica, nella
quale cerco di dare più indicazioni possibili su come si progetta e si realizza un
piano di comunicazione nel settore vino. Una seconda in cui divido la classe in più
gruppi, ognuno dei quali chiamato a realizzare un progetto di comunicazione specifico.
Una terza dove i gruppi dicono cosa hanno pensato e insieme verifichiamo ciò che
è o non è fattibile e perché.
Alcuni esempi di progetti frutto di lauree da 110 e lode, ma totalmente privi di possibilità
applicative.
Progetto assegnato: “Individuare un progetto di comunicazione di prodotti agroalimentari
e vino per conto di un ente regionale, in un paese europeo dove la regione è sconosciuta e
i prodotti non sono sul mercato. Corredare di possibili ipotesi di investimento”. Il gruppo
sceglie il Belgio e più precisamente Bruxelles, perché sede del Parlamento Europeo.
Quindi paese molto rappresentativo e di immagine. Peccato che, come mercato, sia
pressoché inesistente: ma questi sono solo particolari. L’attività di comunicazione
scelta è l’organizzazione di una fiera che verrà comunicata tramite conferenze
stampa, manifesti in tutto il paese, Radio, TV e giornali. Scopo: portare in fiera
migliaia di persone ad assaggiare i prodotti della regione. Domando: “A parte i costi
dell’operazione che temo non siano abbordabili per nessuna regione italiana, cosa convinciamo
a fare migliaia di potenziali clienti finali se i prodotti non sono presenti sul mercato?”
Risposta del gruppo: “Ah, già!”
Progetto assegnato: “Individuare il possibile tema di una nuova fiera e definirne un progetto
di comunicazione”. Svolgimento: organizziamo una fiera dedicata ai salumi. La
facciamo presso la nuova Fiera di Milano (ovviamente e dove sennò?) e la promuoviamo
facendo 20 conferenze stampa nei 20 capoluoghi di provincia italiani.
“Addirittura?” Sì, ma non basta. “Ah, meno male, mi pareva un progetto un po’ misero!” La
conferenza stampa conclusiva la facciamo in un prestigioso hotel di Milano (ovviamente
e dove sennò?) e, ciliegina sulla torta, in mezzo alla sala mettiamo un recinto
con dentro alcuni maiali. Di sicuro le TV faranno un sacco di riprese! “Anche il
WWF vi riprenderà tutti e vi metterà in galera per il resto dei vostri giorni!”. Ovviamente
ho dato la mia piena approvazione al progetto, previa accettazione scritta da parte
dei maiali di un contratto che li leghi al silenzio durante la conferenza stampa. Ho anche avvertito i ragazzi
di non essere certa se il prestigioso hotel di Milano potrà essere d’accordo con
questa storia dei maiali nella loro più bella sala, ma questo è un particolare cui si
penserà solo dopo aver convinto i maiali a firmare il contratto

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