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Capitolo 54. A VOLTE ESSERE DONNE NON AIUTA!

Oggi donne professioniste nel settore del vino ce ne sono tante ma, come in molti altri

settori, non è stato sempre così.

Quando ho iniziato ero sempre la più giovane e sempre l’unica donna. Per qualche anno

poi sono stata solo l’unica donna. Adesso non sono più né la più giovane, né l’unica donna:

Sigh!

A volte è necessario tirar fuori le unghie per farsi rispettare. Sono tassativamente proibite

battute del tipo: “Perché ci sono anche occasioni in cui non tiri fuori le unghie?”

Esempio. Accompagnata da un delegato del Sindaco sto facendo il giro delle cantine

più importanti di una zona per decidere quali far visitare ai circa 30 giornalisti (alla fine

saranno 90!) che si prevede parteciperanno ad un’iniziativa.

Alcune aziende (e intendo puntualizzare il termine: “alcune”) non sembrano molte convinte

né di me, né dell’idea dell’evento. Non credono nella possibilità che un congruo

nonché autorevole, numero di giornalisti possa partecipare. E fin qui tutto quasi normale.

La cosa davvero strana è la sensazione che i dubbi non siano motivati da una mia presunta

scarsa professionalità, ma piuttosto perché “in quanto donna che fa PR”, non sarò capace

di coinvolgere gente di livello.

Fatto sta che ,con tanto di appuntamento preso dal Sindaco in persona, chiediamo di incontrare

l’amministratore di una famosa azienda. Noi siamo in perfetto orario ma ci fa fare

anticamera (e va beh! In fondo chi siamo? Dobbiamo solo decidere se portargli o meno

– gratis – qualche decina di ottimi giornalisti da tutto il mondo. Che c’entra la puntualità

con questo. Uno se è impegnato è impegnato). Esce dalla porta dell’ufficio e prima ancora

di dire “buongiorno” mi accoglie con un gentilissimo: “Non ho tempo da dedicarvi.

Diciamo massimo mezz’ora, cosa dovete fare?”.

Probabilmente la mia proverbiale pazienza e la mia innata calma, dopo qualche giorno di

giri a destra e sinistra per tutta la zona, sono un po’ provate. Così, con il fumo che esce

dalle orecchie ma con un sorriso a 52 denti gli rispondo: “Non si preoccupi, mezz’ora sarà

più che sufficiente. Ci fa vedere la vostra splendida cantina?”. Incamminandoci scambiamo

due parole di circostanza dalle quali capisco che non si tratta di un tecnico. Immaginate la

scena: l’ignaro mi presta il fianco, facendomi capire che in pratica non sa nemmeno qual

è la differenza tra una botte e una barrique.

Ai maligni dirò: non è vero che ho sfogato su di lui la mia frustrazione e non è nemmeno

vero che ho cercato vendetta solo due minuti dopo l’offesa. Diciamo che la giustizia divina

colpisce sempre e inesorabilmente. Non è colpa mia se di vino non ci capiva niente e quindi

non era in grado di rispondere a nessuna delle 6.427 facilissime domande con cui l’ho

mitragliato nei 10 minuti seguenti.

D’altra parte in quanto donna che fa PR sono notoriamente ignorante (nel senso che

ignoro). È ovvio quindi che ignori qual’ è il contenuto medio di polifenoli in diversi vitigni.

Se poi ignoro anche qual è l’acidità fissa alla vendemmia e a fine fermentazione di

diverse tipologie di vini, oppure ignoro cosa significa la scritta MT sulle barrique, cosa ci

posso fare ? Sono una donna. Ma lui è un uomo. Perché non lo sa nemmeno lui?

Così lui, io e… l’enologo prontamente interpellato trascorriamo un paio d’ore molto proficue

nelle quali organizziamo una memorabile degustazione di vecchie annate, che si dimostrò poi essere una

delle cose più belle della manifestazione. A volte basta poco.

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