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Capitolo 40. LE GAFFES DEGLI ENOLOGI

Ci sono enologi cui piace molto il rapporto con i giornalisti e spesso sembrano quasi più
PR che enologi. Ce ne sono altri che per fargli guidare una degustazione devi minacciarli
di licenziamento. Ora, dico io, si potrebbe avere una via di mezzo?
Se agli enologi-PR devi spiegare con attenzione fino a che punto possono mettersi in evidenza
e quando devono tornare “dietro” la bottiglia, agli altri devi preparare una scaletta
dettagliata degli argomenti. Il problema è che quest’ultimi, ovviamente grandi appassionati
del proprio lavoro, quando attaccano a parlare non hanno il minimo senso delle PR e
abbandonano la scaletta diligentemente concordata, per dire tutto quello che viene loro
in mente. Quello che viene loro in mente quasi sempre non è proprio la cosa migliore da
mettere in evidenza.
Due esempi su tutti:
1.    Degustazione  di alcuni vini prodotti con Sangiovese 100%. L’enologo è entusiasta:
ad un certo punto si rivolge ai giornalisti e, come se dicesse la cosa più ovvia del
mondo, afferma: “Perché questo è davvero un Sangiovese 100%: non come i vini che voi premiate e che il Sangiovese non l’hanno nemmeno visto passare! Ma voi credete a quello che vi dicono.” Gli detti
un calcio da sotto il tavolo e lui mi guardò con l’aria innocente di chi chiede: “Ma cosa ho detto di male?”
2. Degustazione di vini da diversi vitigni provenienti da vari Comuni, tutti però prodotti
dalla stessa azienda. Lo scopo non è quello di presentare i vini che saranno imbottigliati
ma quello di mettere in evidenza le caratteristiche dei vari territori. Davanti ad
un campione di Cabernet Sauvignon l’enologo si lancia in una dettagliata degustazione
per distruggerlo. Praticamente secondo lui fa schifo. I giornalisti sono ovviamente
un po’ perplessi: non è che in genere gli enologi distruggano il frutto del loro
lavoro. Uno dei presenti ad un certo punto fa la domanda che tutti ci aspettiamo:
“Scusi, ma se questo vino non è buono, l’azienda cosa se ne fa?”. Risposta spontanea:
“Figuriamoci! Noi vini così non li imbottigliamo mica. Abbiamo un contratto
con la cantina «X», lo vendiamo tutto a loro!”. Si da il caso che la cantina “X” sia
una delle più famose e prestigiose della regione. Io prego che nessuno abbia capito,
ma ovviamente non è così. Alza la testa uno dei giornalisti, mi guarda e sorridendo
mi dice: “Vedo già il titolo sul quotidiano di domani: “Quando il nostro vino non
ci piace lo vendiamo alla cantina «X»”.

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