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Capitolo 9. LA PRIMA GAFF (…GROSSA!)

Siamo agli inizi del lavoro al Consorzio del Vino Nobile: ce la metto tutta anche se sono e
mi sento decisamente impreparata.
Il presidente mi detta la convocazione del Consiglio di Amministrazione. Scrivere direttamente
in bella con la sgangherata Lettera 32 Olivetti (non dimenticate che era
il 1984), è un’impresa che il comprensivo presidente non mi chiede. Lascia che prenda
appunti e poi trascriva.
Mi impegno perché nulla sfugga all’estetica della lettera, non posso permettermi che la
“mia” prima convocazione non sia assolutamente perfetta.
Impiego tutto il tempo e l’energia necessarie al raggiungimento di un lavoro ineccepibile.
Lo so che era solo la convocazione di un Consiglio, ma immaginate l’ansia della ventenne alla
sua prima riunione. Insomma, abbiate un po’ di pietà...
Bene, la lettera è pronta. Il presidente dice: “La trascriva e poi la invii”.
Bene … e chi la firma?
Oddio!
Tre possibili alternative si affacciano alla mia fulgida mente:
1. Chiamo il presidente perché venga a firmare la lettera. No, così faccio la figura dell’imbranata
perché gli faccio sprecare tempo per tornare in ufficio.
2. Falsifico la sua firma: in fondo mi ha detto lui di ricopiarla e spedirla. No, questo
non si può fare si chiama abuso di potere, almeno credo.
3. La firmo io. Ecco, questa sì che è la soluzione: La firmo io!
No che non è la soluzione giusta, perché evidentemente nell’organico associativo io non
sono nessuno. Ma si sa, il buongiorno si vede dal mattino e che io sia un tipo poco "domabile"
non può che essere chiaro da subito!
Mi rendo conto della gaffe quando il presidente, con signorile savoir faire, voce pacata e
inespressiva, mi dice: “La prossima volta firmo io la convocazione. Sa, legalmente è più
corretto.” Sarei sprofondata sotto un pancale di bottiglie, di Vino Nobile o meno è assolutamente secondario!

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