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Capitolo 57. SODDISFAZIONI A LONDRA

Nonostante gli scarsi risultati, sono stata diverse settimane ed a più riprese a Londra nel
tentativo di imparare un po’ di inglese. Sempre ospite in famiglie consigliate dalla scuola,
per costringermi a 24 ore al giorno di studio.
Una volta mi è capitata una famiglia composta da marito inglese e moglie francese. Potete
immaginare l’aria di superiorità assunta dalla signora quando hanno saputo che mi occupo
di vino. Non so se per farmi un gesto gentile o per umiliarmi (la cosa non mi è mai
stata chiara) hanno subito acquistato due bottiglie di vino italiano per berlo insieme. Il
vino era assolutamente orrendo, ma si trattava di quello di un imbottigliatore dal prezzo
bassissimo.
Dopo aver subìto per tre settimane continue battute e allusioni sulla pessima qualità media
dei vini italiani e sull’eccellente qualità di quelli francesi, mi sono stufata e, con la scusa
che a fine settimana sarei partita, ho proposto di preparare una cena per tutti, compreso
acquisto vini.
“A la guerre comme à la guerre!”. Vado in un negozio di una famosa catena di enoteche e scelgo
un vino francese buono, abbastanza noto, ma giovanissimo. Tanto giovane da risultare
ancora non pronto e un po’ nervoso, o comunque di difficile comprensione ad un palato
impreparato. Per quanto riguarda il vino italiano scelgo un vino di buona qualità, di beva
piacevole, morbida, equilibrata. Insomma, una di quelle cose che non si sa quanti anni
potranno durare, ma che nell’immediato sono decisamente gradevoli.
Durante la cena propongo i due vini in degustazione bendata e chiedo ai quattro ospiti
presenti quale preferiscono. Unanime consenso per il vino italiano, anche da parte della
coppia che mi ospita.
Scopro le bottiglie e lo smacco è grosso, per cui il capofamiglia con aria seccata mi apostrofa:
“Immagino che il vino italiano sia uno dei migliori, mentre hai acquistato un francese
di seconda scelta e quindi non vale.”
È esattamente quello che aspettavo dicesse e sono pronta. Tiro fuori di tasca lo scontrino
di acquisto e rispondo: “Forse, ma li ho pagati la stessa cifra. Ci sono 10 cent di
differenza.”.
Grande! So che me li sono fatti nemici per la vita, ma tanto due giorni dopo sono
partita.

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