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Capitolo 56. E-MAIL

Sono certa che almeno una volta nella vita vi è capitato di aver cliccato “invia” per una

mail e in quel preciso istante pensato: “No, ferma, torna indietro! Non volevo! Ho detto

fermati!” E invece la maledetta è già partita, andata, dissolta nell’etere.

Ovviamente inviata alla persona sbagliata, oppure con un allegato che non sarebbe mai

dovuto esserci o peggio ancora.

Ecco la mail che in assoluto mi ha gettata nel massimo sconforto. Quella che non sarebbe

mai dovuta partire dal mio computer, né da quello della mia assistente.

Periodo intenso: stiamo inviando vari comunicati stampa indirizzati a gruppi eterogenei di

giornalisti, divisi a seconda del tipo di interesse per il comunicato. Strettamente tecnico =

solo stampa specializzata, iniziativa minore in azienda = solo stampa regionale, etc.

Nel contempo ci stiamo dedicando all’organizzazione di una manifestazione piuttosto impegnativa

per una specifica azienda. Con il titolare decidiamo quali paesi esteri coinvolgere e di

conseguenza i giornalisti da invitare in rappresentanza del paese di interesse (faccio presente

che “invitare”, nel caso specifico, significa: viaggio, vitto e alloggio pagati dall’azienda).

Predispongo l’invito e poi dico alla mia assistente: “invialo all’elenco stabilito con l’azienda”.

Torno in ufficio il giorno dopo, scorro le mail in arrivo. Ne trovo varie su queste tono: “Che

bella iniziativa, vengo senz’altro!”. Al primo nome penso: “Non mi sembrava che avessimo

deciso di invitare questo giornalista, ma forse mi sbaglio.”.

Alla seconda: “Mmmm! Nemmeno

questo mi sembrava fosse in elenco, ma forse l’importatore lo ha chiesto e non me lo

ricordo.” Dopo la terza: “Aaaargh! No, non è possibile: qui c’è qualcosa che non va!”

Alzo gli occhi dal monitor e guardo con odio misto a panico le spalle della mia assistente,

poi con malcelata agitazione domando: “Scusa, ma a quale elenco hai mandato l’invito per

quell’evento?” Risposta apparentemente calma, ma in realtà molto preoccupata: “A tutti

i giornalisti stranieri!” “Oddio! Aiuto!” – penso – “Adesso svengo. Circa 300 nominativi!

Quanto costa un biglietto di sola andata per l’Australia? Lì non mi pare di conoscere

giornalisti: non dovrei incontrare qualcuno che ho invitato e al quale poi ho detto che

non può venire. No, cavolo, ne conosco un paio anche lì, ma l’Australia è grande, potrei

sempre guardare bene in quale città vivono e sceglierne una dalla parte opposta del continente...”

Telefono al produttore e anche se qui – per ovvi motivi – non posso dire di chi si tratta, ma

lui capirà. Ho grande riconoscenza per la calma e la professionalità con la quale non solo

ha capito l’errore, ma insieme a me ha cercato la migliore soluzione. L’abbiamo trovata e

grazie alla sua disponibilità è finito tutto nel migliore dei modi e l’iniziativa ha ottenuto

un gran bel successo.

Però quella è la classica mail che parte e contemporaneamente ti toglie 10 anni di vita.

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