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Capitolo 33. TOMBOLA NAPOLETANA

Ovvero: come ti trasformo una tranquilla serata a metà strada tra il lavoro ed il divertimento,
in un impegno decisamente impegnativo!
Accompagno un giornalista in un’azienda dove hanno organizzato una “tombola napoletana”.
Per chi non lo sapesse la tombola napoletana prevede un attore uomo, vestito in abiti
femminili, che estrae i numeri inventando storie con i significati che vengono loro
attribuiti secondo la tradizione napoletana.
Il poveraccio deve reggere un pubblico di più di 100 persone per un paio d’ore e quindi
“allunga un po’ il brodo” intervistando e deridendo i malcapitati che fanno ambo, terno,
ecc. Le domande di rito sono le solite: “Da dove vieni, che lavoro fai, sei sposato?”
Come sento che queste sono le domande fisse capisco che non ho scampo: non vinco
mai, stasera ci puoi giurare che qualcosa vinco così davanti a tutti dovrò rispondere alla
domanda: “sei sposata?” Figurati se quello “spiritoso” di mio marito si lascia sfuggire l’occasione
per diventare il protagonista della serata. Un po’ di manie di protagonismo ce l’ha,
è innegabile.
Insomma, non che io mi vergogni, ci mancherebbe. Però un conto è parlarne personalmente
potendo anche approfondire e spiegare, un conto è dirlo contemporaneamente a
100 persone con un comico davanti che aspetta solo di trovare un pretesto per far ridere
tutti!
Non penserete che Lui abbia avuto pietà di me vero? Nemmeno per idea: terno.
Ok, facciamoci coraggio e affrontiamo il palco.
“Ciao, benvenuta come ti chiami?”
“Ciao, grazie. Mi chiamo Maddalena”.
“Dove vivi?”
“Vivo a Perugia”.
“A Perugia? Come mai sei qui se vivi a Perugia?
Forza che forse lo distraggo e parliamo d’altro! “Beh! Ti sembrerà strano ma io stasera sono qui
per lavoro. Accompagno un giornalista che è ospite di quest’azienda.”
“Ah, che lavoro interessante!”
Bene. Va proprio bene, stiamo cambiando discorso.
“Sei sposata?”
Quando dico che mio marito ha un gran senso dell’umorismo è vero o no?
“Non nel senso tradizionale del termine!”
“Cioè convivi?”
“No, no, assolutamente!”
Dal fondo della sala la titolare dell’azienda che conosce bene la mia scelta di vita, mi incalza: “Dai, diglielo!”.
L’attore raccoglie la sfida e domanda: “Ma chi è tuo marito? È un personaggio importante
e non puoi dirlo?”
A quel punto la titolare ed io cominciamo a ridere mentre l’attore ci guarda perplesso. “Per
essere un personaggio importante in effetti è decisamente importante! Sai sono una laica consacrata,
per capirsi una cosa un po’ simile alla suora, ma solo per capirci: non è che gli assomigli molto!”
L’attore resta piuttosto interdetto, non sa più che pesci prendere ed esclama: “Oh Gesù!”
“Ecco, bravo, proprio Lui!”.

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