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Capitolo 39. RISTORANTI CHIC.

Ho un feeling modesto con i ristoranti super eleganti: in genere mi piacciono di più i
locali di cucina regionale. Trovo infatti che raramente i ristoranti ultra chic abbiano un
rapporto qualità-prezzo non voglio dire buono ( non è il loro obiettivo) ma almeno
accettabile.
Non è raro però doverli frequentare (è uno sporco lavoro, lo so, ma qualcuno deve pur
farlo) e sono certa di aver pagato più volte non per una eccellente cucina, ma per le
tovaglie di Fiandra, le posate d’argento, il cameriere che ti accompagna al bagno (va bene
la prima volta, ma se in una lunga cena ci vado tre volte, dalla seconda in poi, se non sono
deficiente, sono in grado di arrivarci da sola!).
Il top l’ho raggiunto in occasione di una cena organizzata per presentare ad alcuni giornalisti,
i vini di tre aziende.
Prenoto in un ristorante che è considerato tra i primi 5 d’Italia. Saremo 10 persone: 6
giornalisti, 3 produttori ed io. Telefono per accordarmi sul fatto che voglio presentare i
vini delle aziende che rappresento e già qui me la tirano lunga da morire perché loro queste
cose non le fanno, perché non prendiamo i vini dalla carta, bla, bla, bla.
Con la mia consueta disponibilità comunico che organizzo la serata per presentare i vini ai
giornalisti: se posso bene altrimenti cambio ristorante. Chiara e concisa. Accettano purché
paghiamo un “diritto di stappatura” di ben £ 25.000 a bottiglia. Raccomando ai produttori
di bere poco per aprire meno bottiglie.
Mando il fax di conferma e invio i vini in assaggio come richiesto dal cuoco, scusate,
dal maestro! Dovrà fare una proposta di menù in abbinamento.
Un paio di giorni dopo ricevo la seguente telefonata: “Buongiorno signora, sono il maitre
del Ristorante x: abbiamo ricevuto il suo fax di prenotazione della cena. Tutto bene. Volevo
chiederle: come pensa di pagare?”.
L’istinto è quello di rispondere: “Pensavo ricevuta bancaria 30-60-90 giorni, va
bene?”. Ma come credi che pagherò? Secondo te mi porterò più di tre milioni (tanto sarebbe
stato il conto finale, lira più lira meno) in banconote da 1.000 lire? Calma! Rispondo
gentilmente: “Pensavo con carta di credito, può andare?”. “Sì, certo, tutto bene l’aspettiamo”.
E meno male che è un posto chic, perché se erano dei buzzurri chiedevano il pagamento
anticipato.
Pensate sia finita qui? Vogliono sapere chi saranno i giornalisti a cena, dopodiché
ricevo l’ennesima telefonata: “Senta, dato che il vostro è un tavolo un po’ particolare
pensavamo sarebbe meglio se vi riservassimo la saletta privata: c’è più privacy e noi
possiamo farvi un servizio migliore”. “Gentilissimi, però avevo già chiesto quanto costa e
dato che volete seicentomila lire in più solo per l’uso della saletta privata (oltre alle trecentomila lire a persona per la cena), stiamo nella sala grande”. “Ecco, però noi preferiremmo
che voi prendeste la sala piccola”. “E io preferisco non spendere seicentomila lire in più!”.
“Va bene allora vi facciamo un prezzo di favore e pagherete la sala piccola solo trecentomila”.
Sinceramente sul concetto di “solo” discuterei, ma va bene. Rispondo che accettiamo, così
la penosa conversazione si chiude.
Finalmente arriva la sera della cena. Contiamo sul tavolo 35, dico 35, vasi di cristallo di
diversa forma e dimensione pieni di tulipani bianchi (calcoliamo che sono più o meno 250
fiori). Ci cambiano nell’arco della serata tre volte il tovagliolo (nemmeno mia nipote di 4
anni ne avrebbe bisogno).
In compenso ci servono 2 bottiglie che sanno di tappo. Alla faccia del diritto di stappatura!
Non si preoccupano neppure di verificare che le bottiglie siano a posto. Ciliegina sulla
torta: ci servono una spigola lessa con un Chianti Rufina Riserva. Avevo notato nel menù questo bizzarro abbinamento, ma chi avrebbe avuto il coraggio di telefonare al Maestro per dirgli che forse non andava bene? Pensai che avrebbe cucinato la misera spigola in non so quale modo, sorprendendoci con un abbinamento mozzafiato.
Uno dei giornalisti fa notare la bizzarria al sommelier. Questo, candido, ci risponde: “Ma
noi non abbiamo mica verificato se gli abbinamenti erano giusti o meno!”
E allora perché hai voluto le bottiglie di vino da assaggiare? E allora, secondo te, perché
scelgo uno dei migliori ristoranti d’Italia?
Sì avete ragione, la colpa è mia. Cosa ci vado a fare in un ristorante come questo? La prossima
volta in osteria! Non sarà chic, ma si mangia bene e non ti chiedono il diritto di stappatura:
se portiamo i vini, anzi, secondo me si siedono con noi e assaggiano anche loro.

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